Obama color seppia

L’account Instagram della Casa Bianca è il nuovo palcoscenico della comunicazione obamiana, quello in cui si è preparato il discorso sullo stato dell’Unione che Barack Obama terrà questa sera. Ci sono i membri dello staff presidenziale – chi seppiato, chi coloratissimo, chi in istantanee che sembrano state scattate ai tempi di Kennedy, c’è anche Michelle da piccola con un fiocco giallo in testa, omaggio ai suoi 50 anni – al lavoro in particolare sul discorso, e #insideSOTU è l’hashtag prescelto per far sì che gli americani possano sentirsi parte di questo grande momento: l’annuncio degli obiettivi del presidente degli Stati Uniti.
5 AGO 20
Immagine di Obama color seppia
L’account Instagram della Casa Bianca è il nuovo palcoscenico della comunicazione obamiana, quello in cui si è preparato il discorso sullo stato dell’Unione che Barack Obama terrà questa sera. Ci sono i membri dello staff presidenziale – chi seppiato, chi coloratissimo, chi in istantanee che sembrano state scattate ai tempi di Kennedy, c’è anche Michelle da piccola con un fiocco giallo in testa, omaggio ai suoi 50 anni – al lavoro in particolare sul discorso, e #insideSOTU è l’hashtag prescelto per far sì che gli americani possano sentirsi parte di questo grande momento: l’annuncio degli obiettivi del presidente degli Stati Uniti. L’operazione è molto cool, come tutto quel che riguarda Obama, ma quando passano gli anni il trucco non funziona come sui volti giovani. E infatti dietro alla macchina della comunicazione della Casa Bianca, efficientissima, c’è molto poco. “Modest agenda”, titolava un articolo di Peter Baker sul New York Times di sabato: sarà tutto spin. Probabilmente si arriverà a portare a termine soltanto la legge sull’immigrazione, non molto altro, anche perché la battaglia al Congresso sarà molto più dura essendoci, a novembre, le elezioni di mid-term (c’è chi già dice che i democratici perderanno anche il Senato). Per il resto, Obama cercherà di porre l’attenzione su “a year of action”, per combattere la diseguaglianza, per proteggere l’ambiente e per far la voce grossa laddove ce ne sia la possibilità, usando il potere esecutivo nella sua massima estensione. Non sarà un anno di passività, insomma, o almeno è questo che Obama vuole farci sapere dopo che il 2013 l’ha passato a parare colpi (e a non fare l’unica guerra giusta che andava fatta: in Siria). Ma non si sente nemmeno aria di grandi valori, di grandi progetti. “The long distance” è il titolo del ritratto che il New Yorker ha dedicato al presidente proprio per dirci che Obama non bada alla quotidianità ma a lasciare un segno nella storia. E’ che ormai sembra che manchi anche la storia.